Abstract The manuscript Pavia, Biblioteca Universitaria, Aldini 87, fifteenth-century paper miscellany, provides significant evidence of the dissemination of Domenico Cavalca’s works in Northern Italy. The ownership note «ad usum fratris Dilecti de Crema», referring to a friar from the Augustinian convent of S. Maria della Cella in Sampierdarena, reveals connections between Ligurian and Lombard hermitic communities within the Observant reform movement. The selection of Cavalca’s texts (including excerpts from the Medicina del cuore and the Specchio di Croce) seems tailored for conventual reading and reflects deliberate choices of edifying passages. From a linguistic perspective, the manuscript exhibits a Northern Italian scripta with occasional Tuscan-Western features, resulting from the fifteenth-century trend toward interregional levelling and the persistence of Pisan traits. The study of ms. Aldini 87 thus supports the hypothesis of an early Ligurian circulation of Cavalca’s works – possibly promoted by the Dominican friars of Pisa – and contributes new evidence to the understanding of his reception in the Genoese area.
Sommario Il manoscritto Pavia, Biblioteca Universitaria, Aldini 87, miscellanea cartacea del XV secolo, offre una testimonianza significativa sulla diffusione delle opere di Domenico Cavalca nell’Italia settentrionale. La nota di possesso «ad usum fratris Dilecti de Crema», riferita a un frate del convento agostiniano di S. Maria della Cella a Sampierdarena, rivela legami tra le comunità eremitiche liguri e lombarde all’interno del movimento della riforma osservante. La scelta dei testi cavalchiani (tra cui estratti dalla Medicina del cuore e dallo Specchio di Croce) appare calibrata per la lettura conventuale e riflette selezioni intenzionali di passi edificanti. Dal punto di vista linguistico, il manoscritto presenta una scripta dell’Italia settentrionale con occasionali tratti toscano-occidentali, risultato della tendenza quattrocentesca al livellamento interregionale e della persistenza di caratteri pisani. Lo studio del ms. Aldini 87 sostiene dunque l’ipotesi di una precoce circolazione ligure delle opere di Cavalca – forse promossa dai frati domenicani di Pisa – e apporta nuovi elementi alla comprensione della loro ricezione nell’area genovese.