Abstract This contribution critically assesses the application of the molecular spectra method to the localisation of Lombard graves, focusing on the discovery at Offanengo as a case study. Based on a survey carried out in 1963, the author describes the operating principles of the instrument used, which detects microwaves emitted by materials buried underground, with particular attention to gold and iron objects. Although the initial results appeared highly successful—allowing predictions of the position, orientation, and dimensions of grave goods—the subsequent excavation revealed a number of inconsistencies. These contradictions prompt a methodological reflection on the limits of the technique, showing how the presence of ferrous materials and the resulting magnetic fields can def hint microwaves and distort the relationship between detected images and the actual location of the burial. The study emphasises the need for caution in interpreting such data and suggests combining the method with other survey techniques, such as proton magnetometry, to improve reliability. The article stands as an early and significant example of critical evaluation of scientific methods in archaeological research.
Sommario Il contributo esamina criticamente l’applicazione del metodo degli spettri molecolari alla localizzazione di tombe longobarde, prendendo come caso di studio il ritrovamento di Offanengo. A partire da una ricerca condotta nel 1963, l’autore descrive il funzionamento dello strumento impiegato, basato sulla rilevazione di microonde emesse dai materiali presenti nel sottosuolo, con particolare riferimento agli oggetti aurei e ferrosi. L’analisi dei risultati iniz evidentemente positivi — che avevano consentito di prevedere posizione, giacitura e dimensioni di alcuni elementi del corredo — mette però in luce una serie di incongruenze emerse durante e dopo lo scavo. Tali contraddizioni inducono a una riflessione metodologica sui limiti del procedimento, evidenziando come la presenza di materiali ferrosi e i conseguenti campi magnetici possano deviare le microonde e alterare la corrispondenza tra immagine rilevata e reale posizione della tomba. Il lavoro sottolinea quindi la necessità di una rigorosa verifica delle condizioni di applicabilità del metodo e propone l’integrazione con altre tecniche di prospezione, come l’uso del magnetometro, al fine di migliorare l’affidabilità della localizzazione. Il contributo rappresenta un precoce e significativo esempio di valutazione critica dell’impiego di strumenti scientifici nella ricerca archeologica.