Recent studies in the history of art collecting have shifted their focus from tracing the origins of artworks to reevaluating them in the context of private collections and civic collecting. This change highlights the significance of artworks in private collections as a reflection of civic identity. This shift in perspective is particularly intriguing when applied to the city of Crema and its institutional changes from the late 18th to the early 19th century. The study of Count Luigi Tadini’s collection not only examines Crema’s artworks but also aims to contribute to the definition of the city’s civic identity through private collecting.
Sommario
Negli studi più recenti sulla storia del collezionismo artistico l’attenzione si è spostata dalla ricostruzione della provenienza delle opere alla loro rilettura nel contesto delle collezioni private e del collezionismo civico. Questo mutamento di prospettiva mette in luce il ruolo delle opere conservate in raccolte private come espressione dell’identità civica. Tale approccio risulta particolarmente significativo se applicato alla città di Crema e alle sue trasformazioni istituzionali tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo. Lo studio della raccolta del conte Luigi Tadini non solo permette di esaminare le opere cremasche, ma contribuisce anche a definire l’identità civica della città attraverso il prisma del collezionismo privato.